giovedì 12 aprile 2012

Breve aggiornamento...

Con il rientro sul suolo italico questo blog è stato un po' trascurato, un po' perché era nato per raccontare l'avventura dell'espatrio, un po' per mancanza di tempo da parte ns.
Inoltre ultimamente il titolo di questo post è diventato un po' troppo datato.... 
perché finalmente i two for the road sono diventati tre!
12 gg fa è nato il piccolo (si fa per dire visto i 53 cm di lunghezza) Riccardo. Lui e la mamma stanno bene.
Il nome è stato scelto perché è di origine germanica, e sotto sotto anche il ns piccolino.

Ora il piccolo si è unito a noi due nella ns strada, che tanto lontano ci ha portato finora e sempre più lontano ci porterà.
Inutile descrivere le sensazioni.. personalmente passo da momenti di euforia in cui penso di essere il padre migliore del mondo a stati in cui mi sento totalmente inutile e fuori posto.
ma i suoi occhioni spalancati su questo mondo per lui nuovo mi danno la forza di caricarmi con le prime emozioni e di superare le seconde.

cambiando argomento non vorrei che questo blog morisse, ho già in mente un paio di cose per qualche post, quindi a breve cercherò di riportarlo in vita... impegni da neopapà permettendo.

martedì 31 gennaio 2012

Un anno fa (the other side)


Visto che il blog è scritto a 4 mani, ma queste mani appartengono a persone diverse, la mia versione dello stesso post appena scritto dalla mia dolce metà.

Un anno fa mi ero appena sistemato qui a Brema e dopo aver girovagato in cerca di una casa decente ero riuscito a trovare questa che oggi è piena di scatoloni e scampoli di vita imballati. Un anno fa la mia vita non cambiava poi un granché. finivo semplicemente per fare lo stesso lavoro ma in un altro posto.. per di più senza aver lasciato l'altro lavoro essendo in "prestito" (per usare un gergo calcistico) alla casa madre tetescadigemmania.
Per di più l'unico punto fermo della mia vita (leggi moglie) stava arrivando per seguirmi in questa avventura, con ben altri cambiamenti alle spalle. 
In teoria l'unico cambiamento nella mia vita era che non capivo quasi una mazza di quanto la gente dicesse intorno a me e che non sarei riuscito a trovare del Taleggio tanto facilmente quanto mi riusciva in Italia.
La pratica era un po' diversa, visto che la moglie aveva abbandonato seppur temporaneamente il lavoro per seguirmi, mi sentivo delle responsabilità a cui non ero certo abituato. Non sono stato sempre in grado di gestire come avrei dovuto queste sensazioni, ma credo di aver imparato tante cose in quest'anno e spero che mi siano utili nella nuova avventura che stiamo iniziando.

Una cosa di certo l'ho imparata, o almeno credo. A non guardarmi indietro a pensare "e se?". Ho capito che non serve a niente. é bellissima l'immagine che Steve Jobs usò nel suo discorso a Standford:

..."Again, you can't connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life"...

è inutile pensare a cosa sarebbe successo se avessimo preso strade diverse nella vita. è inutile perché non è possibile sapere cosa succederà o cosa sarebbe successo.
Abbiamo passato un anno a pensare a mille diversi scenari per la nostra vita, ad analizzare ogni bivio possibile nella ns vita, in modo analitico.. tutto questo non è servito a nulla perché non abbiamo neanche avuto la possibilità della scelta.
e anche se l'avessimo avuta non so quale sarebbe stata la scelta giusta.
fra 10 anni forse potrò guardare questi puntini uniti e capire se sono andati nella direzione giusta. o forse 10 anni non saranno abbastanza.. chissà.

Non sono fatalista, e credo che ognuno debba costruirsi la sua vita con le proprie forze. Ma forse non è necessario spendere troppo tempo ad studiare le scelte della vita come se fosse una scienza esatta. semplicemente perché non lo è.
e credo sinceramente che sia meglio così.

Un anno fa

Il 31 gennaio del 2011 trascorrevo l'ultima giornata seduta alla mia scrivania... la stessa dove ero stata seduta per quasi 10 anni. Era il mio ultimo giorno prima dell'aspettativa... avevo ancora un giorno per preparare le ultime cose e un biglietto per Brema datato 2 febbraio. Quando sono uscita mi sono girata a salutare quel posto, perchè, anche se all'epoca non avevo ancora idea se saremmo tornati o meno, sapevo comunque che quella scrivania non sarebbe più esistita perchè dopo neanche un mese tutto l'ufficio avrebbe traslocato poco lontano. E la cosa, devo dire, mi consolava non poco, perchè quegli spazi, indipendentemente dalle mie decisioni, non sarebbero stati occupati da nessun altro. Finiva, in modo definitivo, un lungo periodo della mia vita. E quindi ho guardato la facciata della Villa, uscendo, decisamente commossa, mi sono voltata e sono andata incontro all'avventura che mi aspettava.

Ora dopo un anno sono ancora qui, in un'altra postazione che lascerò fra qualche giorno per andare in maternità (altra avventura... Indiana Jones è un dilettante a confronto!), ancora scombussolata per il cambio di prospettiva (stando ai piani, fra qualche giorno sarei dovuta ripartire per Brema, con un biglietto probabilmente di sola andata). Sono qui a pensare se sia stato giusto così o meno, se in fondo non abbiamo perso un'occasione, se siamo ancora in tempo per rimettere in discussione tutto, e via pensando.  Ci sono stati tanti momenti l'anno scorso in cui non desideravo altro che un finale così, in cui mi sono chiesta chi ce lo avesse fatto fare, adesso mi scopro a pensare con nostalgia a tanti altri momenti vissuti. Poi ci sono quelle cose (come uno stipendio "vero" appena appena accreditato, la vicinanza della famiglia con mia mamma che a ritmi che farebbero impallidire i cinesi sforna lenzuolini a go-go) che ti fanno ricordare che quella decisione, che alla fine non siamo riusciti a prendere, tanto facile non lo era e, se mai dovesse ripresentarsi l'occasione, non lo sarà.

Un calcino nella pancia mi ricorda che tutti questi pensieri li devo mettere da parte per un pò, c'è altro da affrontare adesso, e poi, beh, si vedrà.

lunedì 23 gennaio 2012

Contagio...

Collega Italiano: "mi è arrivata la richiesta per pagare il canone della TV (tedesca). Mi date una mano a compilarlo per pagare?"
Collega Tedesco: "No, non rispondere, così non paghi e non verranno mai a controllarti!!"


Ora mi dite chi ha contagiato chi??

martedì 17 gennaio 2012

Che giro del cavolo

Vi abbiamo mai parlato del Kohlfahrt?
Onestamente non mi ricordo... Nel dubbio...

I simpatici bremesi cosa fanno in questo periodo dell'anno per rafforzare lo spirito di gruppo e divertirsi un pò? Ma un bel Kohlfahrt!

In sostanza ci si da appuntamento in un determinato posto che sarà il punto di partenza del giro: qui i partecipanti si riuniscono, avendo cura di presentarsi muniti di un mini bicchiere appeso al collo. Indispensabile poi la presenza di un carrettino di legno, da trainare, stracolmo di alcolici (birra, ma soprattutto superalcolici).

A questo punto i gaudenti partono per un itinerario con varie tappe, a cui corrisponderanno allegri giochi e soprattutto sonore sbevazzate (da ciò l'importanza del bicchierino al collo: anche se è ino verrà usato più e più volte, ovviamente). Il tutto avviene chiaramente all'aperto, in genere di sera, il più delle volte con svariati gradi sottozero.

Di tappa in tappa giungeranno alla meta, un ristorante tipico locale dove gusteranno, ormai ciuchi persi, il prelibato piatto Kohl und Pinkel (cavolo verde e una salsiccia di maiale che ha lo stesso aspetto di un salamino cotto lombardo ma ingannevolmente non c'azzecca un piffero). Piatto che per inciso credo si possa trovare buono solo da ubriachi: io l'ho assaggiato -eheh, non mi tiro indietro di fronte a niente- da sobria e non era un granchè, soprattutto a confrontarlo con la mia amata cassoeula.

Il Kohlfahrt è gettonatissimo nelle aziende, come momento di aggregazione e team building. E in questo periodo è tutto un via vai di carrettini... l'anno scorso mi chiedevo cosa diavolo fossero. Ora mi spiace perdermi lo spettacolo!

giovedì 12 gennaio 2012

Last memories :)



 ultima cenetta a due, ultimo Knipp*
(* "prelibato" piatto locale a base di avena e grasso di maiale... patate e un immancabile cetriolo)


 casina (bruttina forse ma in ottima posizione!)

 pranzo al Viertel, all by myself

 mattina presto, il mercato (ancora deserto) e il Duomo

 tra Markplatz e il Duomo

 :)

 il ristorante con la Koelsch (quando tornerò e potrò bere me ne faccio 15)

 i musicanti, ovunque

ultime letture su Brema e un pò di conforto per lo spirito

venerdì 6 gennaio 2012

Uno sguardo al 2011

Mentre le ultime ore dell'anno scorrevano veloci, io avrei voluto tirarle per i piedi e impedire al 2011 di finire... Avrei voluto sospendere il tempo, le decisioni, i cambiamenti, rimanere ancora nell'autunno splendido che ho vissuto qui.

E vaboh, si sa che non si può e infatti eccoci qui nel 2012, eccoci di nuovo a Brema, anche se, a quanto pare, la nostra avventura volge al termine. Abbiamo scritto poco ultimamente, sospesi fra i problemi e le decisioni (non nostre) sul futuro lavorativo e ora che qualcosa si è mosso (ma forse non proprio nel verso che speravamo) fra una manciata di giorni si torna a casa. Fa strano scrivere "casa" perchè dopo ormai un anno sembra quasi davvero di fare un salto indietro nel tempo, e quasi non so più dove mi sento a casa...

Voglio però gettare uno sguardo indietro, a questi 11 mesi vissuti qui, a questo sogno che in parte si è realizzato, a quello che ci ha portato e ci ha insegnato, ricordandoli uno a uno:

- GENNAIO: il marito è già qui da dicembre, mentre lui cerca casa come un matto e con risultati non sempre confortanti, io resisto per l'ultimo mese di lavoro in Italia, prima della mia aspettativa. Non vedo l'ora di una pausa, anche se il salto che sto per fare mi spaventa. Ma è l'ultimo mese che stiamo così lontani! Faccio anche un esame per avere un attestato per insegnare italiano, sperando che serva a qualcosa...

- FEBBRAIO: il 2 febbraio salgo su uno degli ultimi voli Ryanair per Brema (mannaggia a loro) e atterro nella gelida città dei musicanti! La sera stessa siamo all'IKEA, la casa è un pò sfornita... tempo due gg e mi becco un'influenza colossale. Appena ripresa comincio ad accusare lo shock da tempo vuoto... e adesso cosa faccio? Mi sento un pò spaesata, mi manca il mio mondo, la città non aiuta (forse febbraio è uno dei mesi più vuoti e tristi... freddo freddo e buio!)... mi iscrivo a un corso di tedesco per dare una bella spolverata e la cosa mi serve a tenermi impegnata.

- MARZO: il mese vola via veloce... aiuto un'amica con delle traduzioni, mando curricula, faccio un primo colloquio e mi accaparro un minijob (meglio di niente). Si comincia a ingranare, anche se a volte i dubbi su questa scelta mi assalgono! Torniamo a casa in aereo per risalire con la fedele Peugeottina... il viaggio fa proprio emigrato con la valigia di cartone! Intanto il freddo continua... bisogna stare attenti e calcolare bene i tempi dei mezzi pubblici, impossibile aspettare il tram al freddo troppo a lungo, soprattutto di sera!

- APRILE: si viaggia! A Pasqua siamo a Berlino, per il nostro anniversario di matrimonio (il primo!), a fine mese voliamo negli States per il lavoro del marito! Piacevoli diversivi che da "sfaccendata" mi possono finalmente concedere! Il tempo è splendido, fa più caldo che in Italia e i meno dieci dell'inverno sono ormai un lontano ricordo.

- MAGGIO:  torniamo dagli States (dove visitiamo Texas e facciamo una puntatina a New Orlenas) anche in questo caso prima del previsto... non siamo padroni del nostro destino a quanto pare! Incomincio a lavorare come Aushilfe, e inanello gioiose figuracce una via l'altra... Faccio qualche colloquio per insegnare italiano.

- GIUGNO: ci tocca una nuova separazione, marito di nuovo negli States, io qui... va meno peggio del previsto, ormai ho i miei punti fermi anche qui. Inizio  a insegnare italiano in una piccola scuola, un angolo di Toscana a Brema... la nostra sarà un'estate di lavoro ma non mi dispiace. La disperazione di avere troppo tempo vuoto è ormai un lontano ricordo! Siamo a un passo dal dover prendere una decisione sul futuro, cioè passare all'azienda tedesca con un contratto diretto... restare più a lungo o no? Siamo combattuti. Io sotto sotto non voglio restare in eterno, mi scopro a desiderare di tornare a casa, il marito è più convinto... in ogni caso, la decisione non s'ha da prendere (un segno del destino?) e si continua così, rimanendo in trasferta.

- LUGLIO: climaticamente il mese peggiore... sembra novembre. 13 gradi quando va bene, pioggia continua. Decisamente destabilizzante! Si continua a lavorare e si fanno due o tre gite nei dintorni, abbastanza deprimenti... In realtà questo mese ci porta qualcosa di grande... ma questo ve lo dico solo alla fine! ;)

- AGOSTO:  di nuovo lavoro, di nuovo tempo orrendo. Si torna per una settimana in Italia, l'unica settimana di canottiere e infradito di tutta l'estate! Tutti si lamentano per il caldo e io sudo felice! In un baleno siamo di nuovo qui.

- SETTEMBRE: la nostra routine continua... sembra che ci sia qualche sprazzo per il futuro, si parla di trasferte a lungo termine... cominciamo a fare qualche piano per l'anno futuro. Intanto il clima inaspettatamente diventa splendido! ahhhhh, Brema, ormai ho capito che da te ci si può aspettare di tutto! Mi iscrivo a un corso alla Volkshochschule per imparare a fare gioielli... senza corsi non so stare!!! Iniziano le lezioni autunnali alla scuola di italiano, mi piace insegnare e mi porterò questa esperienza nel cuore.

 - OTTOBRE: visto che abbiamo saltato le ferie estive, facciamo i tedeschi e complici le Herbstferien andiamo alle Canarie! Una bellissima vacanza, di puro relax, un pò diversa dai nostri standard. Intanto arriva anche la famiglia di un nostro amico che è qui come noi (per puro caso, non lavora con il marito) da febbraio. I weekend si riempiono, è bello avere qui un pezzetto di "casa".

- NOVEMBRE: arriva la notizia che ci saranno modifiche alle trasferte... rimaniamo in sospeso, siamo di nuovo nel limbo delle decisioni altrui. Cerchiamo di goderci quelli che potrebbero essere gli ultimi scampoli della nostra esperienza qui. L'atmosfera del Natale comincia a farsi sentire (e qui si sente eccome!), facciamo un bellissimo weekend ad Amsterdam... se potessi, tornerei a novembre e lo metterei in loop.

- DICEMBRE: la città si trasforma, ci sono i mercatini, luci, colori, odori e sapori del Natale... anche per una come me, da sempre allergica a questa festa, è impossibile non farsi contagiare. Almeno ogni 2 giorni faccio una tappa ai mercatini... Il mese vola via, e alla fine arriva l'opportunità di spezzare questa incertezza lavorativa (vedi novembre) e tornare in Italia. Così, accantoniamo l'idea di restare e ci rassegnamo... si torna, stavolta mi sa per sempre.

E così siamo arrivati a oggi, dopo la pausa delle vacanze in Italia. Fra una settimana esatta sarò di nuovo nelle mura della nostra casetta comasca, di nuovo al punto di partenza. Il marito mi raggiungerà a fine gennaio.

Questi ultimi giorni sanno di arrivederci, di ultime cose, di incombenze varie (chiudere il conto, fare l'Abmeldung, passare le consegne) e mi scopro stranamente nostalgica, quando, insomma, mesi fa ero sicura che non fosse scoccata la scintilla fra me e questa città. O forse, semplicemente, io non sono tipo da colpi di fulmine.

Ci portiamo a casa un sacco di cose, e non parlo di cose materiali. Questo anno, a tratti difficilissimo, ci ha unito davvero, ci ha messo alla prova, come coppia e singolarmente... abbiamo veramente cominciato a essere una famiglia... spero che il futuro ci riservi ancora tante avventure, e non solo la quotidianità del ritorno...

Una avventura molto grande e impegnativa in effetti è dietro l'angolo, visto che siamo partiti in due, ma torniamo in... TRE.

:)

Ehi piccina, speriamo di averti trasmesso la curiosità e la voglia di andare e scoprire il mondo, perchè, nonostante le difficoltà, ne vale sempre la pena.

martedì 20 dicembre 2011

Le voglie dell'emigrante

Abbiamo già dissertato su quello che ti viene a mancare di più quando sei lontano dal suolo natio... il re incontrastato della top ten è sempre stato, e rimane, il bidet, ma curiosamente si scoprono delle nostalgie mai sospettate prima.
Come, per esempio, i biscotti: e non dei biscotti a caso, ma quelli di una famosa marca storica... tanto che quando ci sono venuti a trovare degli amici a luglio, e ci hanno chiesto se ci potevano portare qualcosa dalla Madre Patria (pensando a parmigiano, caciotte, olio d'oliva, pasta e sausizza) noi abbiamo chiesto pan di stelle, macine e abbracci!!!
In genere a ogni rientro ci siamo portati dietro un pacchettino anti nostalgia... qui non si trovano proprio, altrochè! Ho anche scritto al servizio consumatori sperando nell'invio di un container di scorte a sostegno degli esulanti, ma non mi hanno mica risposto!

Tra l'altro la cosa buffa è che la stessa nostalgia la prova anche un collega del marito che è tedesco, e dopo 3 anni in Italia è stato colto dalla stessa passione: ora che lavora qui commissiona anche lui acquisti biscottosi a chi torna in Italia!

Sto pensando a quale insana passione ci farà fare lo stesso ma al contrario... calcolando che i Bratwurst (quelli già pronti, sulla piazza del Duomo) non sono facilmente trasportabili... mmmm... 

lunedì 19 dicembre 2011

Lo spazzacamino è stato qui!

Qualche post fa avevo parlato dello spazzacamino... beh qualche giorno fa abbiamo avuto l'onore di ricevere la sua visita. Alle otto meno un quarto (annullando il mio desiderio di recupero di una notte un pò travagliata) e per di più non era vestito come quelli dell'Ottocento... che noia!!!
Comunque non avendo camini il suo compito è stato semplicemente quello di controllare la caldaia... uf, altro che Mary Poppins!

mercoledì 14 dicembre 2011

Open minded

I tedeschi sono un pò degli zucconi, ma sicuramente non sono bigotti.

E queste immagini lo dimostrano, con un pò di ironia... :)


domenica 27 novembre 2011

Amsterdam

I dintorni di Brema sono praticamente... il "nulla". Se si vuole fare una gita fuori-porta, diciamo che bisogna allontanarsi di parecchio dalla porta. Dopo aver visitato la uggiosa Worpswede (a inizio secolo scorso nota come rifugio per artisti e poeti... mah), Cuxhaven (il famoso mare tedesco di cui abbiamo già parlato) e Bremenhaven (non proprio mare ma ancora fiume... vi lascio immaginare) , rimane ben poco da vedere. Solo campi, campi, mucche, campi, mucche, fino ai primi segni di civiltà che distano circa un centinaio di kilometri.
Però, a 300-400 km, ci sono Berlino e Amsterdam, vale a dire che ci si può andare in macchina e spenderci un weekend, anche solo sabato e domenica. A Pasqua e a giugno abbiamo rivisto Berlino, il weekend scorso, complice anche un'offerta al 50% sugli hotel NH, abbiamo visitato Amsterdam, di cui finora avevamo visto innumerevoli volte solo l'aeroporto!


La città ci è piaciuta moltissimo... sembra molto vivibile e molto internazionale. Le viuzze sono incantevoli, sui canali si affacciano delle case splendide, di cui si intravede qualche scorcio interno, visto che anche gli olandesi a quanto pare non usano le tende proprio come i tedeschi.
Avevamo solo 24 ore abbondanti a disposizione quindi le abbiamo dedicate a gironzolare lasciandoci assorbire dalla bellissima atmosfera (e da qualche effluvio ehm ehm di dubbia provenienza), curiosare nei negozi di souvenir e dischi e nei mercatini, visitare la casa di Anna Frank (molto toccante) e il museo di Van Gogh (che saremo anche due capre in arte però mica si può non andare ad acculturarsi un pò sul buon Vincent).



Bellissimo anche il mercato dei fiori dal quale ho portato a casa dei bulbi con dei giancinti pronti a fiorire e un amarillis che promette bene... entrambi per un totale di 5 Euro! Un bel ricordo di questa gita.


L'unica cosa che non mi è piaciuta sono i ciclisti... dei pazzi assassini, altro che quelli tedeschi quando ti suonano perchè sei sulla ciclabile... questi suonano sempre se ti trovi sul loro passaggio (anche nelle vie pedonali) e non accennano a fermarsi, neanche tra di loro. Mi chiedo quanti cicloincidenti ci saranno al giorno!


martedì 22 novembre 2011

E un anno è passato...

Fra pochi giorni festeggerò un anno in terra teutonica (solo io, la moglie mi ha raggiunto in febbraio). Sarebbe tempo di bilanci, ma non riesco a farli come dovrei..
Il fatto è che la mia situazione qui è per sua natura temporanea (lavorativamente parlando sono in trasferta) e non ho ancora idea di cosa ne sarà del prossimo anno. ci sono buone probabilità di rimanere ma niente è ancora certo. E l'impossibilità di pianificare la propria vita (e soprattutto quella della famiglia, visto che non sono solo), mi impedisce di guardare a quest'anno passato con la dovuta serenità.

Però una cosa è certa. più ci penso e più realizzo che se (o meglio quando, visto che tornerò prima o poi di sicuro) dovessi tornare in Italia, Brema mi mancherebbe terribilmente..
Alla fine la città mi è entrata nelle ossa come fa il freddo pungente di questi giorni.. dicono che la tua "hometown" rimanga sempre con te, ma in effetti a me questa cosa non è successa.. mi manca tantissimo la mia famiglia e qualche amico che è rimasto là, ma i posti in se non posso davvero dire che mi manchino (sarà che sono cresciuto in un paesello abbastanza anonimo in una zona altrettanto anonima dell'Italia). 
Invece ho l'impressione che di questa città mi mancheranno proprio alcune cose.. la vista dal ponte sul Weser per entrare in città, con tutte le luci dello Schlachte.. Marktplatz che a breve sarà ricoperta di mercatini con ogni tipo di zozzeria mangereccia immaginabile... il negozio di dischi di Hornbyana (termine appena inventato) memoria dove ho passato un sacco di serate fuori dall'ufficio prima di rientrare a casa.. la luce delle sere d'estate...

Se dovesse essere... it's gonna be a long walk home




giovedì 3 novembre 2011

Fine umorismo

I tedeschi del Nord non festeggiano neanche l'Immacolata... beh, è naturale, con il loro scarso amore per la pulizia...!!!

bon bon bon ma che sagoma che son!

:)

lunedì 31 ottobre 2011

Back from holidays

Dopo aver saltato a pie pari le vacanze estive siamo riusciti a concederci 7 giorni di completo relax. E dato che non potevamo esimerci dalla vacanza in stile tedesco, la meta è stata Gran Canaria!
Scesi dal volo RyanAir pieno raso di tedeschi (complici le Herbstferien era praticamente alta stagione) la prima impressione è abbastanza strana. i cartelli dell'aeroporto di Las Palmas sono scritti nell'ordine in:
Tedesco
Inglese
Spagnolo
Ci dirigiamo quindi verso la Ausgang e si capisce subito che nonostante si senta parlare solo tedesco e le scritte intorno a noi siano nel germanico idioma, abbiamo abbandonato la Crucchia.
Prima di tutto fa caldo. Secondo una volta saliti sul bus per Playa del Ingles non si capisce una minchia.. il pullman è nuovo e pulitissimo, ma ha la tipica usanza latina (almeno anche in Italia è così) di non annunciare le fermate. e ovviamente le fermate sono a chiamata... quindi come è normale non abbiamo idea di dove scendere e cicchiamo clamorosamente... il che ci porta a fare mezz'ora con valigia per trovare l'appartamento.
Vabbeh.. almeno ci ambientiamo.
Playa del Ingles è chiaramente una colonia Anglo-Tedesco-Scandinava. La gente nei ristoranti ti accoglie con "Guten Abend" e la cosa è un pelo inquietante... come è inquietante la difficoltà trovare un ristorante spagnolo (Brema ne ha almeno 3, lì ne abbiamo trovato uno solo): c'è di tutto, tonnellate di ristoranti italiani (italiani nel senso tedesco del termine, ovvero che con l'Italia non centrano una mazza ma fanno ottimi "spagetti bolognese"), pub di ogni tipo, buffet asiatici, ho contato almeno due ristoranti Finlandesi (metti che viene voglia di mangiare uno stufato di renna.....) e uno norvegese.
Vabbeh, non sorprende che in 5 gg abbiamo mangiato due volte nell'unico (per altro ottimo) ristorante spagnolo scovato in una via laterale.

Una volta diventati padroni delle regole del Bus ci spingiamo a visitare anche un po' del resto dell'isola che devo dire è decisamente meglio della seppur piacevole Playa del Ingles.
Maspalomas è decisamente più elegante e le sue dune (riserva naturale) valgono da sole il viaggio fin là.
Las Palmas è una città a tutti gli effetti, colorata, giovane, vivace e molto molto carina, una con Tapas tra le splendide viuzze è un'esperienza da provare.
La giornata di mare più bella è stata quella passata alla Playa del Amadores, un fazzoletto di terra di un centinaio di metri con sabbia chiarissima e acqua azzurra. Libera (ombrellone a 3 euro giusto per evitare di fare la braciola) e bellissima.

Una settimana volata.....

qualche foto qui


giovedì 6 ottobre 2011

Terra Tag

(premessa, il post sará pieno di luoghi comuni e - volutamente e ironicamente- per niente politicamente corretto.)

A me l'ambiente piace. Cioé non sono un fanatico estremista che adotterebbe tutti i panda della terra per salvarli dall'estinzione ma faccio la raccolta differenziata, ci sto attento, uso le lampadine a risparmio energetico, vado in macchina in quinta a  40 all'ora per risparmiare benzina, cose cosí.

Rispetto anche vegetariani e vegani, per me contenti loro possono mangiare tutto il tofu che vogliono, basta che poi non mi guardino addentare un hamburger come se stessi sparando con un mitra su una folla di orfanelli malati.

Peró, cara mensa che delizi con le tue bontá le mie giornate lavorative, non puoi venirti fuori che oggi é il "Terra Tag" e decidere di fare tutto un menú vegetariano. o meglio puoi anche farlo se in tale menú ci fosse poi qualcosa di commestibile.

La scelta del giorno prevedeva:

  • Schupfnudeln mit Kürbis u. Aprikosen glasierten Perlzwiebeln und Lauch dunkle Rahmsauce
  • Gemüse-Paella mit karamelisiertem Chicorée und Kirschtomaten Langkorn- mit wildem Reis
  • Tofusteak mit Powerkernen Ajvarsauce mit gebratenem Spitzkohl Gnocchi

che tradotti piú o meno suonano cosí

  • Gnocchi di patate con albicocche cipolline glassate e crema di zucca e porri salsa scura
  • Paella di verdure con cicoria e pomodorini caramellati con riso a grani lunghi selvatico
  • Bistecca di tofu con cavolo fritto con gnocchi (e qualcos'altro che ne io ne google translator capiamo)
che vi assicuro erano molto peggio di quello che sembrano (so che sembra difficile ma é cosí).

ho preso la paella. e metá l'ho lasciata nel piatto... cioé non é che ho nulla contro i piatti vegetariani.. se mi facevano le melanzane alla parmigiana ero felice, ma bisogna anche saperle fare le cose vegetariane. un bratwurst invece é facile. lo metti sulla piastra, se vuoi aggiungi della roba unta che non fa mai male (al piatto) e zac, hai salvato la mia pausa pranzo (non il pomeriggio lavorativo, ma questa é un'altra storia)

ma soprattutto come minchia puoi pensare di caramellare la cicoria o mettere le albicocche insieme agli gnocchi??

mercoledì 5 ottobre 2011

Personaggi da aereo

La vita dell'emigrante è anche fatta di viaggi in aereo. tanti viaggi... quest'anno tra lavoro e rientri in italia abbiamo abbondantemente superato la media del viaggio al mese.. in questi tanti viaggi ho notato come spessissimo ci ritroviamo a rivivere le stesse scene, o meglio a rivedere sempre gli stessi personaggi, come un continuo e constante (e spesso irritante) deja vu.

- il manager brillante: giacca, cravatta, ciuffo (dato in dote per supplire alla mancanza di tutto quello che poteva essere messo dentro la testa) e blackberry con cui non può fare a meno di interagire fino a quando la hostess gli chiede gentilmente di riporre il telefono per il decollo. al richiamo con tutta la brillantezza che lo contradistingue girerà il blackberry e appena la hostess si sarà allontanata manderà un'ultima fondamentale email che non poteva fare a meno di aspettare. ovviamente quando il carrello avrà toccato terra non potrà fare a meno di controllare se la mail mandata un'ora fa ha avuto risposta. (ovviamente no grandissimo idiota, sono le 7.50 del mattino nessuno ha intenzione di leggere e tantomeno rispondere alle tue mail).

- gli esperti del volo: quelli che sono convinti che malpensa sia l'aeroporto più grande d'Europa e che dopo aver preso nella loro vita un solo volo charter per sharm el sheik si sentono frequent flyer e ricordando la loro lunga sequenza di atterraggi (2) danno dell'incapace al pilota per aver frenato dopo che l'aereo ha toccato la pista.

- il turista italiano verso le americhe: quelli che a confronto il bisnonno Carmelo emigrato nel 1895 dal regno delle due Sicilie verso Nuova York con la valigia di cartone parlava inglese con l'accento di Oxford. quelli che alla domanda della hostess "Are you travelling with visa" rispondono "no, ma c'ho la mastercard". Come sopravviveranno il resto della vacanza é un mistero.

- quello che ha fretta: si imbarca dopo le minaccie di far brillare il bagaglio imbarcato e dopo che per quattro volte il suo nome é stato chiamato al gate dove si presenterá come assoluta tranquillitá nonostante la hostess al gate lo stia insultando nelle 4 lingue che conosce. tutta questa tranquillitá si trasformerá in agitazione quando dopo l'atterraggio si alzerá in piedi durante il rullaggio verso il terminal e si precipiterá verso il portellone, prendendo a gomitate e a colpi di trolley chiunque tenterá di mettersi sulla sua strada. arrivato davanti al portellone aspetterá almeno 20 minuti - tronfio del proprio primato - perché il finger ha problemi o il pulman non é ancora arrivato.

- quello con l'iPad, vestito di tutto punto, con l'espressione seria e concentrata di chi sta rivedendo la presentazione del business plan della banca d'Italia, ma in realtá é bloccato al livello 34 di angry birds.

- quelli che applaudono all'atterraggio - su questi non spreco neanche una parola....

qualcuno ha qualche esemplare da aggiungere alla lista?

martedì 20 settembre 2011

Die rosa-rote Brille

Se c'è una cosa che mi indispone parecchio, sono gli espatriati che vedono il paese di accoglienza con gli occhiali rosa -e fino a qui per carità, tutto ok- e per questo non perdono occasione di far notare come anche la più piccola cosa nella loro nuovo realtà è decisamente meglio di come era nel proprio Paese, e per questo criticano costantemente l'Italia.
Sarà che questa Germania qui è ben diversa dalla Germania dello stereotipo che tutti hanno in mente, sarà che comunque credo che il Paradiso non esista a meno che non lo si voglia vedere così, sarà che io non ho avuto questa fase di innamoramento (anzi, mi sono un pò "disamorata", perchè ce l'avevo anche io questo amore folle per la Germania e i tedeschi ma ora si è un pochino ridimensionato) comunque non solo mi infastidisce ma mi fa male sentire sempre e solo accese critiche, come se non ci fosse veramente nulla da salvare, mentre all'estero sono sempre tutti più bravi di noi. Attenzione, che questo è un errore grossissimo perchè se siamo i primi a sputarci sempre addosso e a non credere in noi stessi, beh... non pensiamo che ci sia qualcun'altro disposto a darci fiducia.
Vivere in un altro Paese, in un'altra cultura, in un'altra lingua, è un'esperienza bellissima e che tutti dovrebbero fare... ma non per maturare ancora più odio verso le proprio origini, caso mai per constatare che ovunque c'è del buono e del cattivo, capire dove siamo forti e dove siamo deboli, cosa si può tenere e cosa si può e si deve cambiare. Almeno, io la vedo così.

mercoledì 14 settembre 2011

Una questione di... fondo

La cosa di cui sente più la mancanza un italiano all'estero non è la mamma, nè il caffè, la pasta o la pizza, bensì... lui, il mitico BIDET.

Pochissimi Paesi hanno questa abitudine, purtroppo. Alcuni espatriati hanno la fortuna di trovare rarissime case con il bidet (un collega del marito ci è riuscito, la proprietaria quasi si scusava per questo imbarazzante oggetto in bagno), qualcuno ha la possibilità di mettercelo, ma quasi tutti, vista la permanenza più o meno lunga ma comunque temporanea, rimpiangono questo oggettino presente in tutte le case italiche. Al punto che, come faccio io, quando si torna in Italia ci si fa due o tre bidet extra così, per l'ebbrezza di poterlo fare, senza tutte le volte doversi fare una doccia (intera o a metà).

Comunque, sembra che anche i tedeschi si siano posti, benchè con scarsa convinzione, il problema di pulirsi il popò. L'altro giorno al supermercato ho notato delle salviettine (anzi salviettone, tipo quelle dei bimbi) per detergere certe zone dove non batte il sole. Comincio a essere sempre più convinta che i tedeschi siano allergici all'acqua... vuoi mettere "na lavada na sugada" (una lavata e un'asciugata) come dicono dalle mie parti?

E vabbeh. La cosa però inquietante di queste salviettine, che vi devo mostrare, è l'immagine sulla confezione:



dove una bella fanciulla bacia un sederone (nel senso di popò chiaramente di persona adulta) di un tonico giovinotto. Sull'immagine in grande la domanda "Heute schon geküsst?" ("Già baciato oggi?").

Orrore. Considerate le abitudini di cui sopra, non bacerei un popò teutonico neanche sotto tortura!!!

mercoledì 7 settembre 2011

Un piccolo off topic

Un piccolo post leggermente off topic rispetto al solito contenuto del blog. 

A pochissimi giorni dall'anniversario degli attacchi al WTC volevo condividere questo breve video, che secondo me spiega in poche parole tantissime cose sugli Stati Uniti.
Io, anzi noi amiamo gli Stati Uniti alla follia, ci siamo stati appena abbiamo potuto e ci ritorneremo non appena ne avremo occasione. 
Ogni volta che ho dovuto prendere l'aereo per ritornare a casa sono stato preso da grande malinconia.. è una cosa che non si spiega facilmente.... come ogni amore non sai il perché di quello che provi.

Questi 3 minuti secondo me però un po' ci riescono a spiegarlo..


Con una preghiera per tutti quelli che hanno perso la vita quel giorno e in ogni singolo imbecille attacco alla libertà prima e dopo l' 11 settembre 2001.